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MAI TACLI’: ACQUA CHIARA, ACQUA PURA.

Nell’accezione di FONTE VIVA.

Quale nome più appropriato poteva essere scelto?

 

Il Mai Taclì o la Mai Taclì è cosa difficile da spiegare, fin dall’articolo determinativo, che d’ora in avanti ometteremo, è una “associazione ideale, di fatto”, che ha il solo scopo di mantenere le amicizie, i ricordi e la solidarietà che nacquero e si consolidarono in Eritrea, quando questa prima colonia era popolata da decine di migliaia di Italiani. Ma non solo perché tali sentimenti sono condivisi da molte altre persone che hanno l’Africa nel cuore o che vogliono approfondire le conoscenze sulla nostra colonizzazione.
Una sorta di confraternita, di fratria, senza scopi di lucro o interessi politici e religiosi della quale fanno parte anche Stranieri ma che lì hanno apprezzato e condiviso il modo di vivere. Comune poi il nostro tributo ai Padri Fondatori di quella colonia che da subito si configurava come nuova nazione. Coloni che con il loro impegno e le loro competenze la resero quel Paese civile e felice di cui abbiamo potuto godere sino alla sconfitta della Seconda Guerra Mondiale.
Associazione che non ha classificazione giuridica o organizzativa, non è razionale ma continua la sua opera perché si fonda sui ricordi e sentimenti comuni.
La presenza Italiana, nonostante le traversie della Storia, dura in quelle terre, dall’apertura del Canale di Suez al rimpatrio forzoso a seguito della Rivoluzione Etiopica (1868-1975) quindi per ol-tre un secolo; tempo più che necessario a cementare i legami che Mai Taclì vuole conservare e tramandare.
Un legame che si basa solo sul fatto di aver vissuto in quelle terre, in quel modo; non sul sangue quindi o sulla religione o sul credo politico. Un sentimento strano che gli interessati coinvolti chiamano “Asmarinità”, da Asmara, e con questo spiegano tutto. Per gli altri, se han voglia, il sito si spera possa aiutare a comprendere.
Tanto difficile spiegarne l’essenza quanto facile invece è spiegarne la funzione che svolge Mai Taclì. Un gruppo di ragazzi rientrati in Patria decide di non disperdersi e fonda un circolo “La Croce del Sud” e successivamente Mai Taclì (1966) dal luogo dove si riunivano, in Eritrea presso l’azienda agricola del papà di uno di loro (Causarano).
Compito del Mai Taclì è stato quello di classificare tutti gli Asmarini, pubblicarne i recapiti, ag-giornandoli, come una sorta di anagrafe, finché le leggi sulla riservatezza non lo hanno reso più difficile per consentire di ritrovarsi ed una volta all’anno di riunirsi per qualche giorno.
Mai Taclì come organo di stampa bimestrale, esce per la prima volta nel 1976 a cura di Marcello Melani, che faceva parte del gruppo fin dalla sua fondazione e ci terrà compagnia e verrà atteso con grande interesse dalle nostre famiglie fino al mese di maggio del 2012.
Alla scomparsa di Marcello Melani, di questo grande, che personificava “l’associazione o la fra-tria”, chiamatela come volete, tutto sembrava perso; ma l’Impegno di Wania Masini e altri che costituivano il nucleo centrale, ha fatto in modo che qualcosa sopravvivesse.
Wania da sempre collaboratrice di Marcello ed amica di tutti ha consegnato, per l’archiviazione, le annate del Giornale alla Biblioteca Africana di Giancarlo Stella considerando, a ragione, che fosse la migliore delle soluzioni dato che la biblioteca, seppur privata, è la più grande d’Italia. Wania, poi, ha ottenuto l’inserimento di quattro pagine del Mai Taclì nel “Il Reduce D’Africa” organo di stampa dell’A.N.R.R.A. (Assoc. Naz. Reduci e Rimpatriati dall’Africa) ed ha affi-dato il Sito che lei stessa seguiva, ad un professionista. Provvedimenti presi perché Mai Taclì po-tesse sopravvivere.
Ma è soprattutto ovvio che la sopravvivenza di Mai Taclì dipende da tutti noi “Asmarini”: d’origine o di adozione che dobbiamo contribuire a mantenerlo così come abbiamo fatto con grande entusiasmo per il passato.
GRAZIE! ED AUGURI, QUINDI, DI BUONA LETTURA E BUONA VISIONE E CHE IL SITO SERVA, OL-TRE CHE A CONSERVARE I LEGAMI, A COLMARE, NEI CURIOSI, QUALCHE LACUNA NELLA CONO-SCENZA DI QUEI TEMPI E DI QUEI LUOGHI.

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