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Una vita per due carriere

 I  cento anni vissuti da Amedeo Guillet

 Cento anni  è un bel traguardo, su un percorso vivace, avventuroso, non sempre così fascinoso come, a prima vista, potrebbe rivelarsi. La vita, infatti,  condotta da Amedeo Guillet, è stata costellata da un susseguirsi di eventi straordinari, a cavallo di una serie di guerre ( guerra d’Etiopia nel 1935/36, guerra di Spagna), a poco distanza e,  concludeva il ciclo, passando ad una vita meno pericolosa e  a  una carriera più accattivante scegliendo, dopo la carriera militare, appunto, la carriera diplomatica. Vissute entrambe con piena dedizione e vive soddisfazioni.

 Sabato 7 febbraio 2009,  appunto,  il Circolo Ufficiali delle FF.AA. d’Italia, a Roma, ha riunito nella propria sede un folto gruppo di personalità e di amici per festeggiare il longevo collega. Il direttore del Circolo, generale Gualtiero Stefanon, ha trasmesso al collega, gen.Guillet,  l’augurio di tutta la dirigenza e dei soci del Circolo  per il compleanno . I festeggiamenti  ufficiali  continuavano con l’allocuzione del prof. Vittorio Dan Segre, autore, tra l’altro del libro “La vita privata del tenente Guillet”, pubblicato, con buon successo, nel  1992 dall’editrice “CORBACCIO” ( un libro pubblicato quando il festeggiato stava al bivio delle due carriere). Il concerto del duo Tom Cullava (pianoforte) e  Carmelo Andriani (violino) dava tono alla serata, suggellata dall’inaugurazione della mostra “AMEDEO GUILLET, UN CAVALIERE IN AFRICA ORIENTALE ITALIANA”, allestita nelle due sale attigue al salone celebrativo dell’evento.

amedeo 

 

La carriera militare: una tradizione di famiglia, giustifica la scelta fatta alla Scuola dell’Arma di cavalleria a Pinerolo, per concludersi all’Accademia militare di Modena dove Guillet è uscito con il grado di sottotenente. Poi, dopo un po’ di tempo trascorso tra esercitazioni e concorsi, dall’Italia alla Libia il passo è breve, ed il nostro è assegnato ai reparti di spahis, con i quali si trasferisce in Eritrea, e più precisamente nella piana che da Addi Quala raggiunge il confine con l’Etiopia, delimitato dal  fiume Mareb.

 Il battesimo con la guerra con l’Etiopia lo sostiene il 2 ottobre 1935, con il guado, appunto, del fiume con i suoi spahis libici. Da qui saltiamo i successivi fatti bellici per raggiungere e oltrepassare il periodo successivo, finché si raggiunge il secondo conflitto, la guerra  di Spagna, alla quale Guillet, con i soldati italiani, partecipa al fianco delle armate di Franco. Poi torna in Africa, nel cosiddetto “CORNO” del continente. Ovvio, partecipa alle operazioni di polizia per finire, con il grado di tenente, con le bande a cavallo, nel bassopiano occidentale eritreo, quando giunge la terza guerra combattuta dal nostro centenario, che  è, storicamente, il secondo conflitto mondiale e si combatte contro gli Alleati. La guerra scoppia nel ’40 e nel ’41 si conclude, almeno per quanto riguarda la nostra prima colonia, passata sotto amministrazione britannica.

 Con la caduta  di Teclesan e poi di Asmara, il primo aprile del 1941, è la fine, ma non per il nostro Amedeo Guillet,  che forma, con la sua banda, i volontari  di un esercito privato, che continuano a Cherù come in altri posti a combattere contro le forze dell’impero britannico.

La guerriglia per gli armati di Guillet continua per alcuni mesi ma si sente l’approssimarsi  della fine dell’avventura. Guillet è prossimo a trasferirsi nello Yemen con un sambuco che si muove nel Mar Rosso  da sponda a sponda: Eritrea, appunto e Yemen. Qui mi fermo,  perché mi accorgo di aver tralasciato di riprodurre particolari importanti, come le ferite patite, lasciando al lettore di immaginarli correndomi appresso. Si, perché debbo abbandonare la descrizione della storia per passare ad un’ altra: quella della  seconda carriera di Amedeo Guillet, aggiungendo, però, un particolare che mi era sfuggito: la sua conoscenza perfetta della lingua araba. E, per un arabo, lo hanno scambiato ufficiali britannici, a causa anche della barba particolarmente cresciuta durante il lungo periodo trascorso alla macchia.

Dallo Yemen torna in Italia dove trova una situazione ribaltata: i nemici di ieri diventano gli amici (Alleati) e gli amici di ieri gli avversari di oggi (Tripartito).

 Comunque,  la frequenza dell’Accademia militare di Modena consente a Guillet, di sostenere l’esame per il concorso bandito dalla Farnesina in seguito al quale diviene un diplomatico di carriera. Cosicché avvia la sua seconda carriera, dopo aver percorso tutti i gradini della carriera militare ed aver  raggiunto, finalmente anche, il matrimonio. Il primo incarico all’estero  l’ottenne nel 1950 al Cairo, per trasferirsi  poi a Sana’a nel1954 , nel 1962 ad Amman in Giordania, nel 1968 a Rabat  in Marocco e nel 1971 a New Delhi in India. Nel 1975  si ritira  per raggiunti limiti di età  e nel 1980 il Presidente gli conferisce il titolo di Cavaliere di Gran Croce al  Merito della Repubblica italiana.

 Ho finito.

Con il fiatone deve ricordarmi di accennare, però, almeno di sfuggita, al quadro delle onorificenze ottenute e delle medaglie meritate che completano il ritratto di un italiano davvero particolare.

                                                                                  (e.m.)