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ERITREA malgrado tutto sei sempre nel mio cuore.

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20/10/2015 11:41 #25874 da silvio1973
Salve,
forse non è il "posto" giusto ma io ci provo. Sto facendo una ricerca su un mio zio caduto in guerra e sepolto a Cheren. Una sua cartolina dal fronte riporta come reparto di appartenenza "3^BATTERIA DA 77/28 P.A.E. - 106°GRUPPO". Volevo avere notizie su questo reparto e che cosa significa la sigla P.A.E..
Cordiali saluti.
Silvio

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29/09/2015 10:43 #25816 da Di-Salvo
Carlo, una volta rassicurato dal comportamento dei dromedari in galleria, ordinò prima della galleria di fare una fermata per scendere dal dromedario, non se la sentiva di entrare nella galleria sul dromedario non sapendo se fidarsi, pensava anche che molto probabilmente essendo il luogo da lungo tempo non frequentato da esseri umani, poteva sicuramente essere ricovero di qualche animale selvatico poco gradito; anche Omar scese dal dromedario mentre Hassan con un lume a petrolio guidava la piccola carovana di dromedari seguita da Carlo ed Hassan appiedati.
Appena superati i primi dieci metri della galleria, che faceva una curva a sinistra per portarsi all'altra estremità della montagna, avvenne un inaspettato risveglio di migliaia pipistrelli che appesi sulla volta della galleria e improvvisamente disturbati dalla luce dei lumi a petrolio e dal bramito dei dromedari iniziarono una fuga verso l'esterno con voli anche radenti, in un primo momento Carlo ebbe un attimo di sgomento, ma poi si riprese ricordando che nella villetta di Ghinda, nell'intercapedine tra il tetto ed il solaio vivevano molti pipistrelli, essi hanno la capacità con gli ultrasuoni che emettono di evitare qualsiasi ostacolo anche al buio più profondo.
Ci vollero circa quindici minuti per attraversare la galleria e ritornare all'aria aperta sbucando sull'altro versante del monte Jepio da cui si iniziava a godere una bella veduta della valle Hagas.
La linea, o per lo meno quel che resta del vecchio tracciato ferroviario, seguendo il costone del monte Jepio s'insinua in un canalone formato dal Jepio ed il monte Tafalà, deve rispettare la sua costante pendenza del 30°% per potere scendere verso la valle dell'Hagas.
Poco dopo incontrano un'ultima più breve galleria, è la seconda di Asciadira, anch'essa popolata da pipistrelli, da quel momento Carlo sa che non vi saranno più galleria ed il viaggio proseguirà sempre alla luce del sole cocente del bassopiano occidentale dell'Eritrea. ( continua ).-

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21/09/2015 10:05 #25787 da Di-Salvo
Dopo circa tre quarti d'ora di sosta alla stazione di Asciadira, ripresero il cammino verso l'alto ponte a tre arcate, giunti sopra il ponte Carlo chiese ad Hassam di fare una brevissima sosta perchè da lì si aveva un colpo d'occhio verso la valle del Bogu cosparsa di acacie ombrellifere, essa è una valle molto ampia circondata da monti, in essa scorre un vasto fiume torrentizio che più avanti prende il nome di Hagaz dal nome di un villaggio che leggermente sollevato dal letto del fiume lo affianca, ( in Eritrea molti fiumi cambiano spesso nome prendendo quello del villaggio che attraversano ). Dalla parte opposta invece, alla vista della valle del Bogu, vi è la visione del mostruoso vallone che scendendo dalla cima del Sanchil cosparso di massi enormi arriva sino al fondo valle.
Ripresero il cammino, questa volta sul costone del monte Jepio opposto alla stazione di Asciadira, si stavano avvicinando all'ingresso della lunga galleria di Asciadira.
A questo punto a Carlo sorse un dubbio, i dromedari sarebbero entrati nell'antro buio della galleria? Espresse questo dubbio ai suoi due accompagnatori, lo rassicurò Hassan il quale varie volte aveva sfruttato con alcune carovane la linea ferroviaria, abbandonata durante la guerra di liberazione, nel tratto tra Ghinda ed Asmara con molte gallerie, bastava bendare i dromedari che avrebbero seguito le loro guide. (Continua)

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15/09/2015 10:28 #25751 da Di-Salvo
Dalla stazioncina di Asciadira già si vedeva sulla sinistra in lontananza l'alto ponte a tre arcate posto a scavalcare il grande vallone per portarsi sul costone opposto dove poco dopo inizierà la lunga galleria di Asciadira.
La galleria durante i 56 giorni della battaglia di Cheren era stata un obiettivo dei continui bombardamenti da parte degli inglesi senza però riuscire a nulla.
Durante la breve sosta alla stazione di Asciadira Carlo ed Omar tra un frutto, un pezzo di burgutta e qualhe sorso d'acqua ricordavano i giorni vissuti nella stazione di Cheren, soprattutto la biricchinata che Carlo e Fulvio Martini fecero avviando il motore di un'autoblinda che gli inglesi avevano posto sui binari sostituendo le ruote di gomma con ruote ferroviarie, il motore si er avviato mettendo in contatto due fili elettrici pendenti sotto il cruscotto, fortuna volle che il motore era in folle.
Con quella stessa autoblinda Carlo si ricordò anche quando con suo papà, allora in servizio a Cheren, con un soldato sudafricano andarono a caccia di antilopi scendendo sino alla stazione di Umfutat, poco prima di Agordat, per andare a caccia lungo il letto del fiume Carobel, affluente del Barca, tra foreste di palme dum che coronano il letto del Carobel.

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13/09/2015 18:44 #25738 da Di-Salvo
Ciò che colpiva Carlo era maggiormente l'arido e selvaggio dell'ambiente che lo circondava: valloni, massi enormi, rocce ovunque, non un filo d'erba, ma solo acacie spinose e pensava, pensava cercando di immaginare che cosa doveva essere stato per i soldati italiani e per i nostri Ascari che nel Marzo 1941 combatterono su queste montagne. Ricordava quando alla stazione ferroviaria di Asmara giungevano littorine e treni carichi di feriti, erano i più fortunati, perché venivano subito inviati con qualsiasi mezzo all'ospedale Regina Elena, mentre gli altri o continuavano a combattere o restavano senza vita tra quelle rocce infuocate dove non non esisteva nessun tratto di terra per seppellire i cadaveri che venivano buttati negli anfratti dei valloni appestando l'aria.
Questa è stata la Battaglia di Cheren combattuta da uomini ed ascari italiani che resistettero fino alla morte combattendo anche all'arma bianca con privazioni di viveri e soprattutto di acqua, quegli EROI giacciono oggi gli uni affianco agli altri nel cimitero degli EROI di Cheren..
Con questi pensieri e dondolante dal lungo lento passo del dromedario giunsero al secondo alto ponte con due arcate, tra poco avrebbero raggiunto la solitaria stazioncina di Asciadira, posta ad una altitudine di 1.203 m.s.l.m., era la più isolata stazione di tutta la linea ferroviaria tra Massaua ed Agordat, incastrata tra le rocce sul costone tra il Sanchil e l'Amba.
Dopo 12 Km. dalla stazione di Cheren giunsero alla stazione di Asciadira, almeno quel che resta di essa, una piccola casupola accostata al costone del Sanchil, mentre dall'altro lato del vallone che si dovrà superare sul prossimo alto ponte a tre arcate si troveranno sul costone opposto del monte Jepio.
E' giunto il momento della prima vera sosta, i dromedari vengono fatti inginocchiare per far scendere Omar e Carlo, è giunto il momento di sgranchire le gambe, per riprendere fiato e rifocillarsi con un pò di banane e zaitù.
Carlo era sopra pensiero ogni metro percorso era per lui anni di ricordi, fu Omar a rompere il silenzio: "sai Carlo ho sempre davanti agli occhi il bagagliaio di tuo papà con cui ispezionava tutta la linea ferroviaria da Massaua ad Agordat, sapevamo tutti noi dipendenti come si preoccupava anche della nostra salute, soprattutto giù nei bassopiani dove imperava la malaria, voleva che tutti noi avessimo il chinino e soprattutto la mistura "Baccelli".
Accidenti, a quel nome a Carlo brillarono gli occhi, se ne era dimenticato del cucchiaio che mattina e sera suo papà gli faceva prendere, oltre alle pillole di chinino, era amara più del fiele, per fortuna che era acquosa ed andava giù subito, bisognava mandar giù subito qualche frutto, la mistura era composta di "solfato di chinino, tartarato-ferro-potassico, acido arsenioso puro ed acqua distillata", questi erano i rimedi che allora si usavano contro la malaria soprattutto dopo le grandi piogge nei bassopiani.
(continua).-

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09/09/2015 09:54 - 09/09/2015 09:56 #25711 da Di-Salvo
Carlo riprende il viaggio verso Agordat, che ancora è lontana, perché ha appena iniziato la forte discesa costante con una pendenza del 30°% (ogni 1.000m. si scende di 30 m.), si segue adesso il costone del Sanchil, superano alcuni ponticelli che scavalcano secchi torrenti che scendono dalle cime dei monti sovrastanti, il lento procedere del dromedario che sicuro supera piccole affrantuosità del vecchio tracciato ferroviario consente a Carlo di guardare il paesaggio che lo circonda, alla sua destra le montagne sovrastanti sono letteralmente coperte di grandi massi, alcuni frantumati dai violenti bombardamenti delle truppe inglesi del marzo 1941, altri invece posti quasi in bilico sembrano essere caduti dal cielo come in una antidiluviana catastrofe, tutto attorno non è altro che roccia, roccia, roccia.
Negli anfratti l'unica vegetazione che ci circonda sono acacie ombrellifere i cui rami sono letteralmente coperti da aghi di spine lunghi dai 7 ai 10 cm., tra i rami di tanto in tanto si vedono appollaiati alcuni uccelli ( buceri dal grande becco color arancione ), mentre al leggero calpestio dei dromedari, di tanto in tanto, salta fuori qualche scoiattolo dalla voluminosa coda.
Il sole ormai aveva invaso l'ampia valle dell'Hagas e batteva già sulle rocce circostanti, Carlo si era portato due borracce rivestite di panno che bagnato manteneva fresca l'acqua, la zona arida che stavano attraversando imponeva di centellinare la sete con piccoli sorsi.
Già dopo circa 4 ore avevano quasi aggirato il costone del Sanchil, superando il primo ponte a due arcate si poteva ammirare la serpentina della camionabile che scendeva verso la valle dell'Hagas seguendo il costone del Dologorodoc nella valle del Dongolas.
Ultima Modifica: 09/09/2015 09:56 da Di-Salvo.

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