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Daaro Addi, ovvero il Sicomoro del Villaggio.

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02/08/2014 14:52 #22774 da Francesco
Caro AGAU,
ho detto le stesse cose anch'io con la differenza che tu, grazie a testi adatti, hai sviluppato più ampiamente e completi, mentre io mi sono limitato ad enunciare, con poche parole, le nove etnie.
Con l'occasione devo dirti che avevo scordato di letto, una decina d'ani fà, "L'Abissinia di ieri" di A.Pollera, edito dalla Scuola tipografica Pio x- 1940 nel dicembre 1939, con la prefazione di Giuseppe Daodiace.*Un testo prezioso regalatomi da Rita Di Meglio.

*
DAODIACE Giuseppe, funzionario ruolo colonie (attribuzione governatore), dal 15-XII-1937 al 2-VI-1940.
Dal 2 giugno 1940 era stato nominato Vice Governatore dell’A.O.I., conservò la titolarità del governo dell’Eritrea, sino al giorno della sua cattura, avvenuta a Gimma il 21 giugno 1941.
EEA

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02/08/2014 13:31 #22773 da Agau-del-Semien
Alberto Pollera scrive nel suo libro:

. I RASCIÀIDA. - Per la stessa ragione della contiguità di dimora, e sebbene di differente razza e linguaggio, si fa men-zione di questa tipica tribù che rappresenta la più recente immigrazione organica proveniente dall'Arabia.
Le prime famiglie Rasciàida, probabilmente per discòrdie interne della tribù di origine, si trasferivano dalla costa arabica su quella occidentale del Mar Rosso verso il 1870, fer¬manditosi fra Suàkin e Àchich. La rivolta mahdista li costrinse a spostarsi più a Sud lungo la costa del Sàhel eritreo. Cessato il pericolo, una parte di essi risalì nuovamente verso il nord nella primitiva sede, per modo che, in seguito alla Convenzione del 1891 e la conseguente delimitazione di frontiera del 1898, una parte di essi rimase in territorio sudanese, l'altra in quello eritreo.
Questi gruppi che chiamerò continentali, appartengono a tre famiglie, cioè: Zinenù, Barasa e Barotich. Una quarta famiglia, detta dei Giahadìn, formata da pescatori, andò ad abitare le isole Dohòl e Haràt, che sono fra le più settentrio¬nali dell'Arcipelago Dàhlac, ma, per le scarse risorse di que¬ste due isole, in gran parte tornarono in Arabia, e non vi fan¬no capo che saltuariamente in alcune stagioni, per esercitarvi la pesca.
Quelle rimaste sul continente furono successivamente rag¬giunte da altre della medesima stirpe accrescendone il numero. Sebbene la loro maggiore attività sia rivolta all'allevamento del bestiame, sono anche buoni coltivatori, ed appunto per la coltivazione delle terre ebbero per vario tempo frequenti con¬trasti colle altre tribù di pastori della regione, essendo que¬sti abituati a lasciare incostudite le mandrie, siccchè queste invadevano e danneggiavano le culture.
Riuniti in zona più ristretta, ma sufficientissima ai bisogni loro, i Rasciàida si sono fissati quivi stabilmente, moltiplicandosi e arricchendosi di bestiame, specialmente di cammel¬li e di capre. Non posseggono invece bovini che non avreb¬bero modo di mantenere nella regione costiera durante la sta¬gione asciutta per la deficienza di pascoli erbacei.
Sono in tutto un migliaio di individui, ma alcune fami¬glie, in questi ultimi anni, si trasferirono come coltivatori nella bonifica di Tessenèi, costituendovi un gruppo di 250 abitanti, mentre i rimanenti rimasero nel Sàhel (circa 750).
Il loro patrimonio zootecnico è stato valutato a 1730 ovini e caprini e 2658 cammelli.
A differenza di tutte le altre migrazioni avvenute in di-versi tempi, i Rasciàida non hanno affatto cercato di fondersi coi nativi, mantenendo intatta, colla razza, la lingua araba da essi parlata, gli usi e costumi completamente differenti da quelli delle tribù del Sàhel, a cominciare dalle abitazioni, costituite da capanne, e meglio da tende, col tetto formato da coperte di lana scura, filata e tessuta dalle loro donne e i fianchi di cotonata o di stuoia intessuta colle foglie di palma.
Donne e ragazze portano il viso velato, quasi totalmente le prime, per metà le seconde, e vanno avviluppate entrambe da ampie vestaglie e mantelli di stoffa scura che ne nascondono in gran parte le forme.
Alberto Pollera.

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01/08/2014 21:24 #22765 da Agau-del-Semien
Nei prossimi giorni vorrò parlare dei Rashaida che certamente non si possono annoverare tra le popolazione dell'Eritrea.
Altrimenti si dovrebbe parlare anche degli italiani.
Agau

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01/08/2014 21:22 #22764 da Agau-del-Semien
Caro Francesco,
al tuo scritto sulle genti dell'Eritrea, desidero fare una precisazione sui Bileni e, perchè non prendere notizie da uno dei più grandi conoscitori dell'Abissinia? Da Conte Rossini?
Ecco cosa aveva scritto:

Gli agau, costituivano la popolazione della parte settentrionale e centrale dell'altipiano abissino : d'onde il loro nome, presso i filologi, di Alto-cusciti.
Assorbiti ed assimilati dal dilagare dell'elemento semitizzato, di cui costituirono il nerbo, alcuni gruppi se ne sono conservati, col loro idioma, qua e la per l'Abissinia, vere isole linguistiche. Si possono raccogliere in quattro:
1) II gruppo storicamente più importante e nel Lasta, e si chiama Khamir o Khamit (singolare, khamira): la lingua agau e riservata nei rapporti interni di famiglia, in quelli esterni si usa l’amarico. Strettamente legati con gli Agau del Lastasono gli Agau delle province meridionali del Tigré, che nei rapporti esterni hanno all'amarico sostituito il tigrino: il dialetto agau dell’Averghellè si nota per una particolare durezza di suoni.
2) II gruppo settentrionale consta di piccolo tribù raccolte nella zona di Cheren, in Eritrea. Sono i Bileni o Bet Tarchè, i quali da attendibili tradizioni diconsi migrati dal Lasta verso la fine del secolo X, e gli Halhal o Bet Taquè, d'origine abissina, assimilati ai precedenti.
Un tempo, la lingua agau era assai più diffusa in Eritrea. La lingua bilena ha una notevole impronta arcaica nella fonetica, nella morfologia, nel lessico. I Bileni e gli Halhal nei rapporti esterni si avvalgono della lingua tigre.
3) II gruppo occidentale va dal Taccazè all'occidente dello Tsana, ed è formato da nuclei più o meno isolati, come i Falascia col dialetto cailignà, i Chemànt, gli Agan del Quara: si tratta di dialetti molto affini, che hanno potuto conservarsi nell'uso famigliare, malgrado la presenza nel Dembià di cospicue masse a lingua amarica, probabilmente per influssi religiosi, in gruppi ben definiti di popolazione; si afferma che il dialetto del Quara, quaresà, sia la lingua ufficiale della religione e del clero Falascia.
4) Infine, il gruppo meridionale trova il suo centro nell'Agaumeder, ma si estende a nord fino all'Acefér, a sud nel Damot. Vi si hanno almeno due dialetti agau, l'awiyà dell'Agaunieder e il dialetto del Damot. L'età relativamente recente della conquista abissina e un meno largo afflusso d'elementi semitizzati hanno lasciato all'awiyà un carattere speciale, con minori alterazioni per opera dell’amarico: svoltosi indipendentemente dagli altri parlari agau, ha un carattere suo proprio, che lo rende assai importante nei riguardi filologici.

In generale, gli Agau non si distinguono dagli Abissini a lingua semitica né per aspetto fisico né per sistemi di vita: i Bileni hanno adottato i costumi delle tribù a lingua tigre, loro contermini. Tuttavia 1'uso d'una loro lingua, incomprensibile per i Tigrini e gli Amhara, sia pur nei soli rapporti famigliari, scava un solco tra gli uni e gli altri.
Un proverbio amarico dice:

”men yanorekhal ke-séw peg? Agau lagaw new engì “

(che cosa ti fa stare alla porta altrui? L’Agau deve stare con l’Agau)

NB : quanto sopra è stato tratto dal testo scritto da C. Conte Rossini, nel suo libro – Genti d’Etiopia.


Agau

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30/07/2014 10:02 #22748 da Francesco
POPOLI dell’ ERITREA

L’Eritrea, considerata un paese di piccole dimensioni ( circa 121.000 kmq.), ospita un autentico caleidoscopio di popoli e tribù, il cui tessuto sociale è caratterizzato dalla diversità culturale.
I circa 5 milioni di abitanti sono suddivisi in nove etnie con idiomi e costumi diversi.
Si premette che circa il 35% della popolazione è nomade e seminomade.

Etnie, LINGUE e RELIGIONE

TIGRINI o TIGRIGNA’ sono la principale etnia ( circa il 50% dell’intera popolazione) sono stanziati nelle regioni Centrale e Sud, nonché nella zona di Adì Caiet. La lingua omonima, tipicamente semitica,è la prima per diffusione ed è usata anche in alcune province dell’Etiopia, ove è la terza lingua usata dopo quelle degli oromo ed amhara.
I tigrini in maggioranza sono di fede cristiana, mentre una minoranza è islamica.

TIGRE’costituiscono la seconda etnia, pari al 30% della popolazione e sono diffusi nel bassopiano. Prevale la religione islamica rispetto a quella cristiana.

SAHO costituiscono il 5% della popolazione e sono stanziati lungo la costa nell’entroterra a sud di Asmara e Massaua. La religione praticata è quella islamica.

AFAR, anch’essi costituiscono il 5% della popolazione e sono stanziati a sud fra Zula ed Assab. Anch’essi sono islamici, ma una minoranza e’ animista.

HEDAREB, costoro, assieme ai fratelli Beniamer e Beja, costituiscono il 5% della popolazione ed abitano le valli nord occidentali a cavallo della frontiera sudanese e praticano l’islamismo.

BILENI , questi vivono a Keren e dintorni e costituiscono il 2% della popolazione. Di stirpe cuscita si dividono in agricoltori i cristiani e pastori quelli praticanti l’islamismo.

CUNAMA , di stirpe nilotica rappresentano il 2% della popolazione e vivono nella provincia di Gash Barka, nell’angolo sud-ovest dell’Eritrea, non lontano dall’Etiopia e dal Sudan. Barentù è il loro capoluogo. Sono in parte cristiani ed in parte musulmani, ma in maggioranza sono animisti.

NARA, questi costituiscono appena l’1,5% della popolazione e sono stanziati nella valle del fiume Barka, lungo il confine con il Sudan. Assieme ai Cumana sono di stirpe nilotica, ma praticano l’Islamismo.

RASHAIDA, sono l’unica popolazione realmente nomade dell’Eritrea e costituiscono appena l’0,5% della popolazione.Praticano l’islamismo e parlano l’arabo.

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28/07/2014 23:33 #22733 da Francesco
I CALENDARI DELL’AFFRICA ORIENTALE 2)

Il CALENDARIO MUSULMANO od ISLAMICO
Il calendario inizia la sua datazione il 16 luglio del 622 dell’era cristiana ( ovvero 622 anni dopo Cristo), data quest’ultima che corrisponde alla fuga dalla natia Mecca del “profeta” Maometto e dei suoi seguaci per rifugiarsi nella più sicura città di Yathrib, chiamata successivamente Medina ( precisamente Madinat al-Nabi= Città del Profeta). Il trasferimento venne denominato Egira ( Hijra = migrazione).
Il calendario si sviluppa in 12 mesi alternativamente di 30 e 29 giorni e complessivamente è di 354 giorni nell’anno.

I mesi sono:
1. Muhàrram di 30 giorni.
2. Sàfar di 29 giorni.
3. Rabì‘ al-àwwal di 30 giorni.
4. Rabì‘ ath-thàni di 29 giorni.
5. Jumàda al-àwwal di 30 giorni.
6. Jumàda ath-thàniyya o Jumàda al-akhìra di 29 giorni.
7. Ràjab di 30 giorni.
8. Sha‘bàn di 29 giorni.
9. Ramadàn di 29 o 30 giorni.
10. Shawwàl di 29 giorni.
11. Dhu l-qà‘da di 30 giorni.
12 Dhu l-hìjja di 29 giorni

Anche nel predetto calendario vigono gli anni bisestili per compensare delle imperfezioni dovute all’alternanza di mesi di 29 e 30 giorni.

Le principali festività dell'anno islamico sono:
• Ashura, il 10 di muhàrram
• Id al-adha (la festa del sacrificio), il 10 di dhu l-hìjja
• Id al-fitr, (la festa della rottura del digiuno di ramadan), il 1° di shawwàl
• Mawlid (Nascita del Profeta), nel mese di rabì‘ al-àwwal (il 12 per i sunniti, il 17 per gli sciiti).
• Isra' e Mi'raj, il 27 di Ràjab
( continua)

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