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Sognando...le isole Dahlak...

  • Carlo Di Salvo
07/09/2013 11:59 - 07/09/2013 15:49 #19394 da Carlo Di Salvo
Dedicato a Sonia Nocerino: sicuramente pochi massauini conoscono un fatto storico avvenuto nel 1500 nella baia di Archico.
L'inizio di questa storia ha radici ancora più lontane: nel 1165 circolò presso le corti europee e del Vaticano una lettera scritta da un misterioso Prete Imperatore d'Etiopia noto come PRETE JANNI, il quale vantava la sua grande potenza che metteva a disposizione dei cristiani per liberare la Terra Santa dal dominio musulmano.
A quel tempo tuttavia non si sapeva dove fosse ubicato questo regno cristiano, chi lo collocava in Asia chi in Africa.
Nel 1509 la regina Elena, reggente allora il trono d'Etiopia per il nipote Lebna Denghel, inviò una'ambasceria al Re del Portogallo Emanuele con la quale si sollecitava l'appoggio del Portogallo contro i Mori che capitanati da un crudele guerriero di nome GRAGN aveva invaso l'Etiopia distruggendo chiese, monasteri e uccidendo i cristiani.
Nel 1520 una flotta di velieri portoghesi giunse nei pressi di MACZUA (l'attuale Massaua), al seguito di questa missione, che durò fino 1526, vi era il padre gesuita FRANCISCO ALVAREZ, il quale in uno straordinario diario scritto per conto del re del Portogallo, descrisse con una tale fedeltà: usi, costumi, geografia, popolazioni, razze, animali, vegetali, monasteri, chiese e soprattutto la religione cristiana come in Etiopia veniva celebrata.
La flotta portoghese giunse nella notte della vigilia di Pasqua del 1520 nei pressi di MACZUA, ma leggete come descrive Francisco Alvarez quella notte:
"In quella notte di Sabato, da circa meza notte, ch'il dì seguente era Pasqua, giacendo io nel letto mio et camera mia, fu gran romore de tutta la gente del galione, et me comandarno che mi levassi et venissi a vedere un gran segniale che comparia nel cielo. Et quando montai sopra, non parea cosa alcuna, et tutta la gente in grande romore, alcuni dando gratie a Dio et li altri piangendo con piacere, mi contarono come haveano veduto nel cielo per buono spatio una Croce grande rossa, la quale io per li peccati miei non vidi. Mandò il Capitano maggiore che facessimo processione et che cantassimo litanie in laude de tutti i santi con commemorazione alla vera Croce et alla conceptione de Nostra Donna. Et le nave che nostre voci audiano, il simile faceano, et così lo fecero in tutte le altre. Dipoi di haver visto questo segniale nessuna persona dormì et tutti parlavano in questo miracolo per finché fu la mattina per tempo fecero allegrezze con bombarde et suoni la festa della Pasqua.
Et essendo giorno chiaro apparsero molti grandi montagne della terra del Prete Giuan, et in cima della più alta un monasterio il qual si chiama Bisan l'oraculo del quale si è Jesus. Et tutti li d'una et altre nave che questo segnale de cruce veddero et di chiaro vedeano il monasterio, affirmavano che sopra del detto monasterio havea comparso il segno della croce. Questa Pasqua si passò con molti piaceri e feste, tutti parlando del miracolo ch'aveano visto. Il Lunedì per la mattina secondo dì de Pasqua alli VIIII del mese d'Aprile del anno 1520, arrivassimo nel isola de Mazua."
Come vedete questo evento avveniva nel 1520 nella baia di Archico.-
Ultima Modifica: 07/09/2013 15:49 da Carlo Di Salvo.

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  • Carlo Di Salvo
17/04/2013 21:30 - 17/04/2013 21:32 #17365 da Carlo Di Salvo
Questi ricordi sono dedicati ai Massauini, ma soprattutto a SONIA e BEPPE NOCERINO che dalla lontana Australia ci seguono con particolare affetto e che noi vogliamo ricambiare augurando Loro di superare presto i momenti difficili che stanno vivendo.-
I ferrovieri e le loro famiglie, nella stazione di Taulud, avevano la possibilità di trascorrere le loro vacanze a Massaua nelle abitazioni a palafitte poste al di là dei binari della stazione sulla spiaggia della baia di Taulud.-
Quando la littorina iniziava ad invadere la lunga diga di Edagà-Behrai attraverso i finestrini entrava subito all'interno quello zaffo caldo di odori che salivano del Mar-Rosso era un misto di odori di mare e di deserto che provenivano dall'entroterra infuocato della baia di Archico, a sinistra già si vedevano le montagnole bianche delle saline di Gherar, mentre a destra l'isola di Scec-Said sembrava come un ciuffo di erba verde che galleggiava sul mare; spesso con noi portavamo anche i due cagnolini, due bastardini di barboncini madre e figlio di nome Pupetta e Pisolino, l'una affezionata a mio papà l'altro invece era attaccatissimo a me perché lo portavo sempre con me nelle mie escursioni a Biet-Gherghis, appena scesi dalla littorina correvo al ristorante della stazione da Mario per una ciotola d'acqua che asciugavano subito.
Per andare nella nostra abitazione sulle palafitte bisognava attraversare tutti i binari della stazione, a causa del forte calore del il terreno scottava e i due cagnolini ci seguivano a fatica, finalmente giunti alla passerella di accesso si andavano a sdraiare nella parte più ombrosa della veranda che circondava tutta l'abitazione i cui pavimenti erano di tavole tra le cui fessure si poteva vedere il mare sottostante soprattutto durante l'alta marea, in tal modo l'aria penetrava dappertutto mitigando la grande calura di Massaua, in ogni stanza poi vi era un agitatore la cui velocità si poteva regolare attraverso dei reostati variabili.-
Dalla veranda verso il mare si poteva godere tutto il panorama della baia di Taulud, dalla lunga diga alle saline di Gherar, inoltre la spiaggia dove vi erano le abitazioni era il luogo preferito dai sambuchi che con il favore delle alte maree venivano fin quasi al bagnasciuga per potere poi fare la manutenzione dei loro scafi una volta che il mare si ritirava per la bassa marea.-
Appena giunti a Massaua la prima cosa da fare era pensare agli approvvigionamenti, bisognava rifornire con una mezza stecca di ghiaccio la ghiacciaia, allora non esistevano frigoriferi, quindi armato di un buon sacco di iuta andavo alla fabbrica del ghiaccio che era poco distante dalla stazione alla punta sud di Taulud nei pressi del pontile della marina cioè proprio dove termina a Taulud la diga di Edagà-Behrai, con la mezza stecca di ghiaccio avvolta nel sacco di iuta, sempre accompagnato dall'inseparabile Pisolino ritornavo in fretta a casa, la stecca si metteva nel frigo ricoprendola con del sale grosso per mantenerlo più a lungo.-
Indi si andava subito al mercato di Massaua a fare la spesa di frutta e verdura che veniva aggiunta a quella che papà prima di partire da Asmara aveva ordinato a Ghinda, quindi papaie, banane, zaitù, arance, limoni, pompelmi rosati, hannoni riempivano un comparto della ghiacciaia.-
Dopo avere fatto acquisti al mercato di Massaua di verdure e pesce si tornava subito a Taulud percorrendo nuovamente la breve diga che la unisce a Massaua, mentre mamma preparava per il pranzo io, seguito da Pisolino che scoprii essere un gran nuotatore, mi andai a fare il primo bagno nel mar-rosso andando a nuoto, mentre giungeva l'alta marea, verso il solito barcone affondato all'altezza di metà della diga di Edagà-Behrai, Pisolino col suo nuoto silenzioso mi seguiva ed ogni intanto lo prendevo in braccio per farlo riposare, giunto al barcone che aveva la poppa sommersa badando a non toccare i ricci, i cui aculei avevo provato in passato essere molto dolorosi per i primi minuti, salii sul barcone assieme a Pisolino distendendomi, dopo la nuotata, a prendere il primo sole di Massaua, solo qualche minuto però perché il sole di Massaua all'inizio fa brutti scherzi per chi vive ai 2.400 m. di Asmara, quindi sempre seguito da Pisolino riprendevo la via del ritorno, nuotavo fino a quando iniziavo a poggiare i piedi sul fondo sabbioso spesso invaso da alghe, da ricci, oloturie, stelle marine, e varie specie di conchiglie, a questo punto prendevo in braccio l'eroico Pisolino che ancora non riusciva a poggiare le zampette sul fondo, camminavo tra gli scogli emergenti dalla sabbia, insomma dovevo stare molto attento a dove mettevo i piedi, dopo anni di esperienza avevo abituato l'occhio a distinguere i pericoli che si nascondevano nel fondo marino.-
Quando vi era l'alta marea, stando sulla veranda ammiravo la grande quantità di pesci che venivano fin sotto la casa, gettavo mollichine di pane in mare per fare accorrere i pesci, in genere capitava che accorrevano anche gli ammannotti di cefali che addirittura tiravo su con le mani per usarli come esca con la lenza.-
Noi delle ferrovie avevamo la fortuna che all'officina del deposito locomotive ci facevamo fare anche delle fiocine a tre o a cinque punte per pescare granchi, razze o seppie, naturalmente sempre con molta attenzione specialmente per le razze che hanno sulla coda un pungiglione velenosissimo che usano per difendersi sono uno dei pochi pesci che non hanno spine e la loro carne è molto gustosa.-
Ma voglio raccontarvi adesso un'esperienza che di rado avveniva proprio davanti alle abitazioni sulle palafitte della spiaggia dei ferrovieri, vi erano dei giorni in cui l'alta marea assumeva dislivelli molto forti, tutto dipendeva dalla luna, gli indigeni dei sambuchi si accorgevano dalle varie maree che si susseguivano in certi periodi dell'anno, maree eccezionali che si ripetevano per tre o quattro giorni di seguito, naturalmente alle eccezionali alte maree seguivano eccezionali basse maree, gli indigeni dei sambuchi sapendo questo durante la bassa marea mettevano delle aste infisse nella sabbia racchiudendo un grande arco di mare tra due sponde, quando veniva l'alta marea con essa veniva anche una grande quantità di pesci che trovavano nutrimento nel maggiore fondale occupato dal mare.-
Nel momento di massima dell'alta marea gli indigeni lungo le aste che precedentemente avevano infisse nella sabbia tiravano lunghe reti impedendo alla grande massa di pesci di ritornare negli alti fondali, una volta che il mare si fosse ritirato nuovamente.-
Il momento della bassa marea spesso avveniva nelle ultime ore della notte con il plenilunio, sapendo questo noi ragazzi si andava a letto presto perché sapevamo che verso le tre del mattino potevamo anche noi andare a pesca al chiarore lunare.-
Capirete che la sera prima preparavamo fiocine e zembilli per la pesca e noi ragazzi eravamo tutti eccitati per ciò che ci aspettavamo di pescare all'indomani, chi conosce la pescosità del mar rosso sa benissimo ciò che ci aspettava per l'indomani.-
Mettemmo la sveglia alle tre di notte, io mi svegliai anche qualche minuto prima della sveglia, la luna piena era cominciata a calare verso ovest e diffondeva un chiarore sul mare che pareva d'argento, la brezza notturna portava tutti gli odori dell'entroterra frammisti a quelli del mare, con i miei amici Enea, che vivevano a Massaua perché il loro papà si occupava della manutenzione della linea ferroviaria sino a Ghinda, iniziammo con moltissima cautela a raccogliere alcuni pesci rimasti nelle piccole pozzanghere che si erano formate con il ritiro del mare, gli indigeni a loro volta raccoglievano la grande quantità di pesci impigliati nelle reti, ancora molti di essi guizzavano spesso fuori dall'acqua per cercare una via di fuga, alcuni degli indigeni nel tratto di mare più basso, ma sempre racchiuso, usavano delle reti circolari con sul bordo dei piombi che una volta lanciate si aprivano a ventaglio sopra gruppi di pesci imprigionandoli.-
In questa atmosfera sotto la luce lunare con i miei amici riuscivamo ogni tanto ad infilzare con le nostre fiocine pesci rimasti in ampie pozzanghere di mare, presi ricordo ancora due granchi reali grandi come due palmi di mani, erano molto veloci ma riuscivo sempre a raggiungerli, con la fiocina a tre punte essendo abbastanza larghe immobilizzavo una delle loro chele con una mano afferravo l'altra e così li mettevo nello zembille, presi anche una razza che si era nascosta in parte sotto la sabbia la colpii con un fiocinata quasi all'altezza degli occhi, dovetti con forza tenerla ferma contro il fondale mentre agitava in ogni direzione la coda con il suo tremendo pungiglione, dovetti chiedere l'aiuto di Nino Enea per finirla, quella nottata fino all'alba più volte tornammo a casa con lo zembille pieno di ogni sorta di pesce, fu talmente tanto che molto lo portammo a Mario per il suo ristorante scroccandogli anche una cena a base di pesce.- (Alla prossima).- Carlo.-
Ultima Modifica: 17/04/2013 21:32 da Carlo Di Salvo.

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27/11/2012 18:24 #14910 da Giacinto-Matarazzo
SILVANO, che dirti. Bravo, finalmente un link corrispondente alla storia di quelle tre m/n. Quel che avvenne a Massaua in quel periodo fu un vero suicidio. Gli ordini di MARISUPAO (COMANDO MARINA SUPERIORE A.O.) Amm.Bonetti diede ordine l'autoaffondamento in posizioni tali da rendere impossibile l'accesso alle installazioni portualie soltanto 4 unità avrebbero dovuto consegnarsi intatte al nemico. E queste erano il RAMB IV trasformato in nave ospedale e tre cisterne per rifornimento acqua : "Bacchiglione", "Sile", "Sebeto".
Il "Sile" e il "Sebeto",nuovissime,di oltre 600 t.s.l., da subito, affidate al comando di marittimi italiani, a parte il compito di fornitura acqua ai vari fari, furono usate per il trasporto di passeggeri e merci, quindicinalmente, tra Massaua e Assab. Viaggio di 36 ore, mare permettendo.
Cisi

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27/11/2012 17:50 #14909 da Giacinto-Matarazzo
FRANCESCO,se non ricordo male in "CORRISPONDENZA 5", a seguito di una tua stampa di Massaua io inviai la mappa di Massaua del 1941 con le navi italiane affondate e numerate e con i nomi.Silvano certamente ricorderà.Comunque le navi affondate sono o erano : oltre il "Colombo"a baia sud (Archico)"Alberto Treves","Nìobe","Vesuvio","Frauenfels","Brenta","Liebenfels".A baia nord (Gurgussum) : oltre i due bacini galleggianti della R.M.recuperati dai britannici e portati ad Aden, le navi "Moncalieri","XXIII Marzo", "Oliva", "Impero", "Acerbi".
Quindi, all'imboccatura del porto : "Crefeld"; ormeggiati alla banchina (testata) : "Ostia", "pontone con gru" ; in mezzo al porto nei pressi dell'entrata : "Gera" ; sempre in mezzo al porto ma molto indietro : "Adua". Anche il "Tripolitania" fu affondato a Massaua, ma subito recuperato e riconsegnato al L.T..Non molto danneggiato, fu rimorchiato in Italia,riassettato,e rimesso sulla linea Italia-Eritrea-Somalia-Mombasa. Io ci ho viaggiato nel 1950 di ritorno dalle "vacanze romane".
Salutiamo e baciamo le mani

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27/11/2012 15:48 - 27/11/2012 16:48 #14907 da Narrante
Le RAMB I, RAMB II, RAMB III E RAMB IV:
la storia di 4 veloci bananiere.

segue un link per conoscere la loro storia:

RAMB: vita, gloria e...morte di 4 bananiere

Le tristi considerazioni del Silvano:
la nostra gloriosa marina, militare e mercantile, non poté battersi al 100% causa strategie errate, tradimenti, incompetenza e miopia delle alte sfere
Il radar, di cui fummo i precursori, non fu accettato da SuperMarina perché ritenuto...inutile...
Difatti...le maggiori perdite le ottenemmo proprio grazie ai radar utilizzati copiosamente dalla marina...quella inglese.
Non conta solo avere una buona tecnologia, bisogna anche sapersene avvalere...e saper giocare d'anticipo!
da ragazzi si diceva: chi mena per primo mena due volte...
N.B.Alla fine del filmato, si aprono diverse finestre riportanti argomenti scientifici relativi a Guglielo Marconi e tanti alri scienziati.
Sono tutti link che, agli appassionati di notizie tecniche, di curiosità scientifiche, faranno dimenticare una giornata...uggiosa come quella odierna: a Bologna piove tutta! e dalle vostre parti come siete messi?
Ultima Modifica: 27/11/2012 16:48 da Narrante.

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27/11/2012 12:48 #14906 da Francesco
GIACI' buongiorno ,
essendo tu molto informato sulle navi militari e mercantili autoaffondate nelle isole eritree , gradirei conoscere i nomi delle navi autoaffondate nel porto di Massaua nei primi di aprile del '41 .Di una già ne conosco il nome : la Colombo ,con la quale viaggio' mia mamma per raggiungere Massaua nel '39 .La nave , con lo scafo capovolto ,giace ancora lì tra Taulud e Massaua .
Mi risulta , inoltre , che alcune navi militari abbandonarono Massaua per raggiungere l'alleato Giappone ,come l'Eritrea , i due Ramb e qualche altra ,nonchè alcuni sommergibili .
EEA

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