Gli ultimi Concessionari (agricoltori)

perorano la loro ultima causa

 

-Lettera all’on. Aldo Moro.

-Elenco dei richiedenti.

L’On. Gino Mattarelli, sollecitato dal Rag. Emilio Ponzio, già Vice Tesoriere Generale conce21della “British Administration of Eritrea” poi noto commercialista di Asmara, egli stesso concessionario agricolo e per conto dei suoi colleghi, inoltrò questa richiesta all’on, Aldo Moro quale ultima istanza per ottenere un risarcimento per le loro aziende agricole, visto quale triste destino ormai si profilava:

 


Forlì, 15.4.1971

Caro Moro,

Mi riferisco alla Tua gentile lettera del 2 dicembre 1970 n, 092/15-3 con la quale mi davi notizie sull'azione del Governo a favore dei nostri connazionali in Etiopia, per ritornare sull'argomento, alla luce di nuovi elementi fornitemi da amici che ho laggiù.

Ecco cosa mi scrive uno di questi, al quale avevo esposto i punti salienti della Tua lettera:

"Il nostro Ministro, nel suo complesso, è ottimista e giustifica l'operato della nostra diplomazia la quale, sino a questo momento, si è preoccupata giustamente di valorizzare le posizioni raggiuntò-dagli elementi di primo piano e, nel con­tempo, assistere quelle categorie di nostri connazionali, meno abbienti, che per motivi vari non hanno più ragione di vita in questo territorio.

Per la categoria degli italiani di mezzo, che per numero e per varietà di iniziativa rappresenta, nel suo complesso, la maggioranza fisica ed eco­nomica della collettività italiana, ci- si limita a sperare in un migliore avvenire nel rinnovato clima di amicizia italo-etiopico.

E, proprio qui, a mio giudizio, l'azione della nostra diplomazia non si completa.

E' chiaro e lampante che in Eritrea sussiste un problema italiano che, dopo le note vicissitudini che in un arco di tempo di circa mezzo secolo ci hanno fatto passare da colonizzatori ( e cioè padroni} a federati (riconoscimento di determinati diritti sanciti dall'ONU) ad annessi all'Impero Etiopico con atto unilaterale, attende ancora una soluzione, la quale non può raggiungersi dimenticando od ignorando il problema stesso.

Sino a questo momento, non si può dire che gli italiani dell'Eritrea abbiano creato soverchie preoccupazioni al nostro Governo e bene o male si sono

adattati alle situazioni via via maturatesi, senza che nei loro confronti si siano dovuti prendere provvedimenti di esodo in massa come avvenuto in tutte le altre colonie: olandesi - belghe - inglesi - francesi.

Merito, forse, anche nostro che abbiamo dimostrato di possedere eccezionali doti di adattamento e resistenza tanto da consentire dopo trenta anni di duro lavoro, osannato e magnificato, di riprendere la collaborazione italo-etiopica su un più vasto e rinnovato piano bilaterale.          

Tutto ciò però, non esclude che un problema italiano esiste tutt’oggi in questo territorio e lo enuncio brevemente:

“ Far rientrare in Italia, chi lo desidera, coi suoi capitali e con il controvalo­re dei beni che si lasciano in queste terre, senza che si sia costretti ad una for­zata liquidazione, sempre passiva, ed a viziosi giri di valuta a mercato nero”.

E! lampante che, almeno per il momento, nessuna azione forzosa sul­l’esempio della Libia sarà presa nei nostri confronti, ma è-altrettanto lampante che nessuna illusione può essere coltivata sulla ineluttabilità del passaggio di tutte le piccole e medie attività in mani etiopiche.

Le nuove generazioni etiopiche premono con rancore sopito e con pre­cipitazione; noi, maggioranza italiana, assistiamo passivamente al crollo delle nostre attività economiche e ci sentiamo sorpassati dai tempi e dai nuovi eventi. Conseguentemente bisogna rendersi conto che il tempo degli italiani-­eritrei è superato e che lo sarà ancora di più nell’avvenire.

Pertanto, perché attendere che il fato si compia e non prevenire con provvedimenti adeguati un esodo che via via sarà sempre più numeroso ed onero­so per chi sarà costretto a subirlo?

Io ti scrivo col cuore in mano, da vecchio agricoltore che ha passato una vita intera ad impiantare una azienda agricola, dimostratasi viva e vitale, in zona lontana, semi-desertica, malarica.

Oggi, che prospettive possiamo avere, i miei soci italiani ed io, e con noi tutti gli agricoltori italiani dell’Eritrea, per l'avvenire nostro e dei nostri figli?

L'Eritrea è quella che è: dilaniata da una lotta interna che non avrà più fine e che si ripercuote in modo disastroso sulle nostre attività agricole, mettendo a repentaglio i nostri beni e le nostre vite. Esiste una soluzione di questo nostro problema?

Io pensò di sì, e con me la totalità degli agricoltori italiani qui ope­ranti: noi crediamo che sia possibile trovare una via d'uscita che, rispettando la nostra dignità di operatori agricoli, favorisca una graduale armonica e gra­dita etiopizzazione delle nostre aziende..

Occorrerebbe solo: CENSIRE - VALUTARE - TRASFERIRE - RISARCIRE.

Le nostre aziende agricole per avere retto l'urto degli eventi sino a questo momento, si sono dimostrate economicamente sane in modo eccellente.

Esse fanno gola a molti etiopici che subentrerebbero volentieri da proprietari nelle nostre attività, ma che si trovano nell'impossibilità economica di effettuarne l'acquisto per mancanza di mezzi.

Ove a questi etiopici fosse data la possibilità di subentrare nelle no­stre proprietà con crediti a lunga scadenza e a basso tasso di interesse, essi sarebbero in grado, coi redditi della aziende e col tempo, di fronteggiare con successo le loro passività ed installarsi in aziende economicamente sane, avviate e di sicuro rendimento per loro e per il loro paese.

Si favorirebbe in questo modo la tanto auspicata etiopizzazione, in armonia e con la salvaguardia degli interessi degli agricoltori italiani, ai quali sarebbe data la possibilità di cedere le loro aziende, che per contanti sono incedibili, e di realizzare ancora parte sostanziale del loro effettivo valore.

All'atto pratico, con lo stanziamento di 4 o 5 milioni, da destinare a mutui a lunga scadenza e a basso tasso di interesse, gli agricoltori italiani dell’Eritrea potrebbero trovare la soluzione dei loro annosi problemi; l'Ente mutuante farebbe una normale operazione di credito a lunga scadenza; il Governo Italiano, senza rischi o con rischi molto limitati in rapporto all'entità del problema affrontato, favorirebbe in modo sostanziale la sua risoluzione;

il Governo Etiopico non avrebbe che da gradire l'etiopizzazione che ne consegue e che immette, da proprietari, i suoi cittadini in aziende sane e vitali.

L'enunciato problema umanitario troverebbe così conclusione con piena soddisfazione di tutti,

Nel giro vorticoso delle cifre stanziate dal Governo Italiano in aiu­to ai paesi sottosviluppati (USA$ 469 milioni nell’anno 1969 in forma di donazioni, prestiti, finanziamenti e Enti pubblici e privati - cito EPOCA mi pare del mese di luglio 1970) si potrà sperare in qualche forma di aiuto anche per gli italiani che nei territori sottosviluppati vivono (felicemente?) e lavorano senza ulteriori possibilità per il loro avvenire?

Gli agricoltori italiani dell'Eritrea se lo augurano ed auspicano l’intervento di personalità di Governo che hanno ancora a cuore la sorte di tutti noi".

Che ne pensi della proposta?

Grato dell'attenzione che vorrai portare a questi problemi, Ti saluto con viva cordialità.

( On. Dr. Gino Mattarelli)

 

 

Naturalmente non se ne fece nulla: all’italiana, si aspettò che i problemi si risolvessero conce22con il tempo, le perdite assorbite dagli interessati, lasciando loro il dolore e gli oneri per poter lasciare quella Terra. Ben altri erano i problemi e le inquietudini che attanagliavano l’on. Moro che solo anni dopo finiva, egli stesso,  sequestrato ed ucciso il nove maggio 1978; mentre soli tre anni prima (agosto 1975) le Aziende venivano tutte nazionalizzate (espropriate) dall’Etiopia senza nessun compenso di indennizzo.

 

In allegato l’elenco dei Richiedenti.
(per scaricare il file pdf cliccare sulla scritta)