Trattato di Uccialli, (2 maggio 1889) considerazioni.

Di Fernando Nocent

Dopo una attenta lettura e fatta una analisi del trattato, la mia personale considerazione è quanto segue: Il conte Antonelli fu mandato in rappresentanza del Re d’Italia a trattare una sorta di trattato con il Negus Scioano Menelik non conoscendo minimamente l’astuzia e il raggiro che ne era capace questo Negus. Ma la supponenza del conte Antonelli credendo di poter plasmare il Negus a suo piacimento e convinto di d’averne fatto una sua creatura, dato che non avena abbastanza occhi per ammirarlo e guai chi non avesse condiviso questo suo ottimismo. Per lui la parola di Menelik era oro colato. Purtroppo nella sua semplicità e scarso acume rimase solo la delusione e l’amarezza; il danno e il sangue ricaddero sull’Italia.

Questo trattato è la vera e fatale premessa di Adua. Il documento fu scambiato anche dal Governo Italiano una conquista a buon mercato un impero coloniale di vaste risorse ma però questo documento altri non era che il principio di una lunga serie di disinganni e sventure.

Partiamo dall’articolo 5 riflettente ad un prestito di 4 milioni di lire, prestito dato per accattivarsi Menelik, uscito dalle nostre casse e restituiti in pallottole (si parla di un acquisto di due milioni di cartucce) ad Amba Alagi,  Makalle ed infine Adua.

Articolo 3 riguardante i confini, nasce una lunga controversia dato che il Negus si attaccava al trattato mentre Roma si atteneva alla Conversione addizionale di Napoli e le trattative, condotte da Ras Mokonnen padre del Ras Tafari diventato poi Haile Sellasie I,  si prolungarono per parecchi mesi non raggiungendo un accordo, il Negus il 29 settembre 1890 scrisse una lettera al Re Umberto mettendo in discussione l’articolo 17 del trattato stesso.

Nasce cosi la controversa interpretazione del testo tradotto in amarico dove la parola “consente”  (il Negus consente di servirsi dell’Italia per trattative con altre potenze o governi). La parola avrebbe dovuto essere “ifekedallu” per consente, mentre invece usarono la parola “iccialuccial” che significa poteva. Questo diede il via a Menelik di trattare con la Russia, Svizzera e altre potenze per armarsi.

Il conte Antonelli fu rimandato in Abissinia con a fianco il conte Augusto Salimbeni e il dottor Leopoldo Traversi, per salvare le apparenze per convincere il nostro protetto (Menelik) ad accordarsi sul mantenimento dell’articolo 17 dei due testi amarico ed italiano che si sarebbero esclusi e annullati a vicenda. Qui nasce il secondo raggiro di Menelik che facendo credere che l’articolo fosse rettificato e firmandolo,  ponendo i sigilli Imperiali, lo consegnò ad Antonelli che lo prese per buono per poi immediatamente pentirsene, fu cosi che da li a poco iniziarono le ostilità che portarono alla disfatta dell’esercito Italiano.

Parlavo all’inizio di supponenza del Conte Antonelli ma devo aggiungere che, a partire dal Governo, l’imperizia nel trattare certa politica non conoscendo con chi avevano a che fare. Certamente pensavano di trattare con dei poveri neri facili a comprare mentre invece era (ed è) un popolo astuto e orgoglioso delle proprie origini. Nella stesura del trattato gli inviati Italiani avrebbero dovuto per lo meno procurarsi dei traduttori validi onde evitare possibili errori di interpretazione come poi è accadde.

Ultima nota dolente, a parte la disparità di eserciti a confronto, vi sono anche errori commessi dai Generali in campo che, vuoi per gelosie, incomprensioni, hanno contribuito alla disfatta. Ordini che venivano impartiti e mal eseguiti oppure disattesi.

Un pensiero lo rivolgo ai Caduti di tutte le battaglie che loro malgrado hanno sempre portato in alto il nome dell’Italia e ai nostri Ascari che sino all’ultimo hanno onorato la divisa che portavano.

Maggio 2014, Fernando Nocent.