Un uomo d’altri tempi

Tonino era nato un piovoso giorno di Marzo del 1899, a Berra un paesotto della bassa ferrarese, già a quattordici anni lavorava, come garzone, aiutando il padre nella riparazione di autocarri e motocicli nella modesta officina paterna, ed aveva così acquisito padronanza nel guidare, grossi autocarri e vetture sistemandole a dovere nel modesto cortile antistante l’officina grande non più di un fazzoletto.

Li nella bassa ferrarese, il lavoro non mancava e il nostro non aveva tempo per andarsi a divertire con gli amici del modesto paesotto in cui viveva. Un giorno del 1917 ricevette dal distretto di Ferrara la cartolina precetto che lo invitava a presentarsi al servizio di leva e diventare cosi uno dei tanti che dovevano proteggere e salvare i sacri confini della Patria, per cui se avrà la fortuna di avere salva la vita potrà fregiarsi del titolo di uno dei “ragazzi del 99”. Tonino puntuale si presentò al suo distretto e superate le varie prove fu mandato in Friuli con il patentino di ausiliario motociclista, con mansioni di portaordini. Fatti un paio di giorni di addestramento ecco che il nostro inizia la sua guerra.

La moto che gli venne affidata era una “Bianchi” che in seguito verrà qualificata come la Rolls Royce delle motociclette costruite in Italia. C’era un ma, infatti quando il nostro giovane militare doveva inerpicarsi sugli sterrati sentieri che conducevano alle vette delle nostre Alpi, la cinghia di trasmissione, fatta di cuoio. che partiva dal cuore del motore per arrivare alla ruota posteriore, (la catena di trasmissione non era ancora stata inventata) per effetto del calore si allungava, conseguentemente la moto non camminava più.

Ma Tonino non si fermava davanti ad una bazzecola del genere, e che faceva?, tirava fuori gli attributi e orinava sulla cinghia, la quale raffreddandosi tornava a funzionare. I commilitoni gli suggerivano di partire con la borraccia piena di acqua, ma lui affermava che non era la stessa cosa, le sue urine funzionavano meglio con risultati migliori. Al campo base, dal quale doveva partire in missione, c’era una giovane vivandiera, Alfonsina, la quale aveva preso in simpatia questo ragazzone, un po’ spavaldo e a volte un po’ timido, al quale non lesinava di riempire un po’ di più degli altri la razione di rancio.

Per cui dai oggi dai domani, i due finiscono per innamorarsi. Come Dio volle la guerra finisce, e sono in corso le operazioni di smantellamento del campo per dare poi il via libera ai militari di truppa e al personale di sussistenza. Tonino non si da pace, non vuole perdere la sua amata, per cui le chiede di sposarlo. Lei sarebbe felice, ma la giovane età di lei avrebbe di sicuro trovato un ostacolo da parte dei genitori.

Tonino non si da per vinto e vuole andare a chiedere la mano ai genitori di lei. Per cui, si fa arrivare da casa un grosso pacco contenente abiti civili, e la sera fatidica si presenta in casa dei genitori di lei, pettinato a dovere, sbarbato da quei pochi peli che aveva sopra e sotto il mento, ma elegantissimo nel suo tabarro nero e il cappellaccio tipico dei contadini della bassa ferrarese che, dettomi dall’Alfonsina, lo facevano apparire un gran bel giovanotto. Fatti i convenevoli di rito ecco che si giunge al momento fatidico della richiesta dalla mano.

Le cose raccontatemi da Alfonsina stessa, andarono più o meno cosi. Tonino: Sono qui da voi perchè sono innamorato di vostra figlia e vi chiedo la sua mano per poterla sposare. Il futuro suocero: Alfonsina è ancora troppo giovane per un marito, inoltre abbiamo bisogno di lei per il lavoro nei campi che causa la guerra sono stati trascurati. Per cui per ora non se ne parla. Tonino: Se non me la volete concedere, allora la farò mia. (detto così papale papale, senza mezzi termini) Come andarono poi a finire le cose? Si sposarono ed ebbero quattro femmine. Questo fa capire una cosa, che Tonino, era un ragazzo determinato, dovuto forse al fatto che la guerra aveva anzitempo fatto di lui un uomo.

Un Uomo? No, una testa calda, perchè ce lo ritroviamo a Roma tra gli scalmanati che avevano partecipato alla famosa marcia. E rientrato al paesello natio se ne andava allegramente a distribuire olio di ricino ai dissidenti convinto che dopo avrebbero cambiato idea. Ma la Patria aveva ancora per una volta bisogno di Tonino, e questa volta niente motocicletta, ma un camion trasporto truppe. Bisognava fondare l’Impero.
Dopo I’Impero, ci fu la seconda guerra mondiale. Finite le ostilità il nostro eroe, superata da qualche anno la soglia dei quaranta, decide che ormai è tempo di ritornare al paesello natio, ma prima di partire scrive ad un amico per conoscere com’è il clima a casa.

L’amico gli fa presente che per lui le cose non sono messe troppo bene, perché alcuni tra coloro che lui aveva purgato a suo tempo, lo stanno aspettando per fargliela pagare, tanto più che gli hanno dedicato un pioppo con il suo nome che non appena ritorna lo impiccheranno. Niente di male, si tratta solo di amore fraterno. Tonino non si perde d’animo, lui che aveva scalato impavido le montagne del Friuli sotto le cannonate degli austriaci, che era entrato in Addis Abeba al fianco del colonnello Graziani, non temeva di essere impiccato dai suoi compaesani.

Parte da solo. Tornato a casa si fa beffe dei suoi coetanei, e a qualcuno che lo minacciava rispondeva. “Voi avrete anche fatto i partigiani ma io ho fatto tre guerre, quelle vere ed ho combattuto in grigioverde tra i soldati del re Vittorio Emanuele Terzo, sono fuggito dal campo di prigionia degli inglesi rischiando la pelle, e se in gioventù ho fatto qualche scelta che a voi potrà sembrare sbagliata io l’ho fatta in buona fede spinto dallo slancio della mia giovane età. Adesso volete processarmi per un qualche cucchiaio di olio di ricino?

Ma io non ho ammazzato nessuno dei miei compaesani. Avanti siamo seri” Nel giro di qualche mese, anche Alfonsina rientrerà in Italia accompagnata da due delle quattro figlie, le altre avevano preso marito in Eritrea vi resteranno fino al 1975.

Qualche anno prima di questa data verrà a mancare prima Alfonsina, a seguire di qualche mese Tonino che la raggiungerà, in quello che Marcello Melani battezzerà come “Il paradiso degli Asmarini” Pop

tonino

Quanti anni avranno potuto avere questi nostri soldati?

Giuseppe Storelli