L’astuccio di legno

Ve lo ricordate l’astuccio di legno, quello che faceva parte del  bagaglio scolastico di ciascun alunno delle elementari insieme ai quaderni e al sussidiario? 

Mi sembra di vederla la scatola con l’apertura scorrevole e l’interno con tante scanalature per contenere penna  lapis col cappuccio salva punta (non si diceva matita ma lapis) gomma da cancellare e i pennini, i pennini in metallo, a foglia quelli per la scrittura usuale e a torre quelli per la “bella scrittura” la calligrafia, ci davano anche il voto in bella scrittura!  Penna e calamaio…quante macchie sulle pagine del quaderno  “di bella” e quanti pianti per quelle macchie involontarie ma comunque indelebili.

 A scuola, ormai alle medie si giocava alla battaglia navale, venivamo quasi sempre scoperti e puniti con una nota sul registro con conseguenze disastrose sul voto di profitto o sul voto in condotta ora il voto in condotta non c’è più, per il semplice fatto che non esiste più nemmeno la condotta…  La scuola era una cosa seria che frequentavamo volentieri e con grande doveroso impegno ma le nostre marachelle le  combinavamo anche noi.

 Passati dalla matita alla penna col pennino da intingere nel calamaio siamo giunti alla penna stilografica, che bell’oggetto, con la cannuccia in malachite,  osso o addirittura con una foglia d’oro, le marche delle penne che all’interno avevano il piccolo serbatoio a pompetta per accumulare l’inchiostro: Parker e Aurora le  più conosciute, quelle che venivano regalate in occasione della Prima Comunione o Cresima, sono ormai cimeli che parlano ai nostri cuori, sono ricordi importanti, fanno parte della vita che corre via veloce  e lasciano una traccia nella nostra mente in grado di farci rivivere i tempi andati.

Arriva la penna biro, la bic non macchia ed è scorrevole Anche l’astuccio di legno ha ceduto il posto all’astuccio in pelle o in plastica,  di foggia a libro con  chiusura a cerniera lampo, una volta aperto mostrava matita penna stilo e tante matite colorate sono i pastelli marca Giotto, non più pennini di riserva la stilo ha il pennino incorporato, le più ricercate stilografiche avevano il pennino d’oro!

C’è un altro oggetto che è sparito dal corredo dell’alunno  non più alunno ma studente, ormai il tempo è passato e tutto ha subito una propria evoluzione Mi ricordo del pulisci penna: formato da tre o quattro dischetti degradanti in misura dai dieci ai cinque cm. di diametro uniti al centro con un fiocchetto o un bottone colorato, erano in feltro o comunque in tessuto assorbente dato l’uso a cui erano destinati: pulire il pennino dall’inchiostro di tanto in tanto. La lavagna col gesso e la cimosa o cancellino…dov’è finita?

Al suo posto la lavagna luminosa accompagna la scrittura sui quaderni che sono diventati tablet, smart phone e p.c. il progresso, la tecnologia, tempi moderni, quante volte sento dire <altri tempi> con ironia con sufficienza e tanta meraviglia per ciò che io ricordo con affetto, o tempora o mores 

Verrà anche per “voi nativi digitali” il tempo dei ricordi e  chissà cosa avrà preso il posto della lavagna luminosa, del power point, del registro elettronico e così via,  tempo al tempo. Non si va più a scuola con  la cartella che conteneva tutto l’occorrente per la mattinata di quattro o cinque ore,  per il compito in classe si portava fuori cartella il vocabolario di latino o di greco. Ora per la verifica (così si chiama il compito in classe) basta il cellulare di ultima generazione vero? Un clic e il motore di ricerca fa da vocabolario e più. Allora perché i vostri zaini che sostituiscono la vecchia cartella, sono sempre stracolmi e pesanti?

 Stiamo assistendo alla trasformazione della lingua italiana: <un lasso di tempo si esprime con la frase “una manciata di minuti> stringere nella mano un po’ di sostantivi astratti e concretizzarli…la consecutio temporum che in tempi andati ha creato disagi d’espressione a tanti studenti non si usa più, è cosa nomale che anche le lingue nel tempo subiscano trasformazione,  il difficile è assistere al fenomeno senza provare disagio.

Ancora un ricordo: sempre in era di astuccio di legno, vi ricordate quando si decideva di parlare in effefe? Eravamo veloci nel discorrere e convinti di usare una lingua segreta! Era un gioco che ci divertiva e non  aveva pretesa alcuna  di intrufolarsi nella lingua italiana.

La battaglia navale si può considerare la madre del  “video game?” tutt’e due passatempo da non mettere in atto a scuola durante le lezioni! Io invece non dovrei lasciarmi cullare dai ricordi ma andare avanti e magari studiare un po’  di tutto quello che i tempi attuali offrono, vivere nel presente e cercare di stare al passo ma si può alla mia tenera età? Mi rispondo da sola e dico:< basta sapersi accontentare>.

Marisa Masini de Bonetti