
La “NinnaNanna”, tenue melodia natalizia composta da Fra’ Carmine Giordano, ebbi modo di ascoltarla l’ultima volta nella vecchia cappellucia dei Conventuali Francescani posta sulla retrostante area destra della Cattedrale di Asmara. Ero in compagnia di Mario Majo (noto per festeggiare la Mezzanotte Santa galoppando per le strade della città sul cavallo del padre), di Fiorella Noro e di Giorgio Laurita: un episodio non sperduto nella nebbia dei ricordi perché risale ad appena – si fa per dire – settanta anni or sono. Era la “nostra” Asmara quella! Crepuscolare e scapigliata, disinvolta e serena, maliziosa e ingenua nei suoi sogni di future grandezze, bella come un’ode omerica, un’opera di Puccini, una poesia di Leopardi. E poiché tutti i sogni di noi giovani sembravano riflettersi proprio nella luce delle opere di costoro, alle quali attingevamo a piene mani nelle aule del Liceo Martini, sentendoci noi stessi poeti, artisti, scrittori ,era ovvio che il nostro amore per Asmara – schietto, geloso, esclusivo, a volte violento contro i detrattori – rispecchiasse ardori letterari. Dov’è più quell’Asmara? Dove siamo più noi che, indossando inverosimili gilets, volevamo somigliare a D’Annunzio nella prosa, al Duca d’Aosta nel portamento, ad un Petrolini nella satira pungente e ci intenerivamo, invece, alla grazia gioconda, alla soave ingenuità della Ninna Nanna del Giordano? E poi, sentendoci buoni e generosi, volevamo che di quel raro godimento fossero partecipi gli amici che più sentivamo vicini al cuore. Quella musica – dicevamo sfidando da incoscienti il calo termico notturno – soffia su di noi come un vento d’aprile perché quassù ad Asmara anche a Natale è primavera! Ormai, da decenni, l’armonia della Ninna Nanna non risuona più nel piccolo tempio dei francescani, né possono rinnovarsi quelle euforiche, fraterne amicizie giovanili colme di sogni e di speranze che sembravano certezze. La stessa cappella, adesso adibita ad altri usi, non è più la minuscola oasi di raccoglimento e di pace di noi giovani scouts e delle poche persone che la frequentavano preferendola alla maestosità della chiesa cattedrale. Poco si sa della vita terrena di Fra’ Carmine Giordano, autore della Ninna Nanna attorno al presepe di Gesù poiché il religioso, assorto in preghiere, penitenze e musica, visse in solitaria umiltà entro le mura del convento. Mi risulta, però, che il 25 dicembre 1922 la sua Ninna Nanna fu eseguita per la prima volta durante i riti solenni per la consacrazione della Cattedrale di Asmara. Dopo di allora la melodia natalizia si diffuse in tutte le altre chiese dell’Eritrea chiamando i residenti cattolici ad un irrinunciabile godimento spirituale. Quella notte di Natale del 1942 nella cappelluccia del convento, tra qualche sguardo severo del celebrante per la nostra esuberanza giovanile a stento trattenuta, anche il vecchio organo – ibrido incrocio tardo ottocentesco tra una pianola ed un armonium – ancorché sbilenco e corroso dai tarli, riuscì ad estrarre suoni dolcissimi della musica che il Giordano lasciò volutamente disadorna. Tra il profumo appena percettibile dei radi fiori d’ ibisco che ornavano l’altare e quello sfumato dell’incenso che Frate Antonio, pieno di buon volere, cercava invano di tenere acceso nel fornelletto dell’incensiere, le note assunsero, colmando i vuoti della volta, una forza espressiva di letizia e di arcane conferme. Asmara a dicembre – permeata ancor oggi, come a quei tempi, da un’atmosfera unica per le tonalità cromatiche che assume la natura, per gli odori delle spezie e gli effluvi dei cibi – sembra fatta apposta per far riemergere ricordi lontani e ricondurre alla mente suoni e melodie dimenticate. A me, che la notte di Natale 2009 mi avviavo assorto e infreddolito verso la Basilica Francescana di Rieti, le reminiscenze hanno rinnovato nel cuore e nell’anima il sogno armonico dell’antica nenia natalizia del Giordano: su quelle note, come su un immaginario rivo d’argento, ho rivissuto la più singolare delle veglie natalizie
Antonio Lazzarini
Antonio Lazzarini: “Old Asmara”……Natale 1942: Ninna Nanna nella cappella dei Frati Francescani


