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SIAM MARU, 1 agosto 1921

di Raffaele Laurenzi

 

Sembra che la trappola sia proprio lì, 20 miglia a sud di capo Guardafui. È su quelle secche, infatti, che va a incagliarsi anche il «Siam Maru», mercantile giapponese varato soltanto sei anni prima. Il «Siam» è un piroscafo di 117 metri per 15,5 di larghezza, costruito dai cantieri Kawasaki nel 1915. In sala macchine, è stato installato un motore a vapore a tre cilindri che spinge la nave oltre i 12 nodi. È a questa velocità che l’1 agosto 1921 la carena del «Siam Maru» impatta con la roccia e rimane imprigionata. Due giorni più tardi, l’equipaggio viene tratto in salvo dal «Kashima», altro mercantile della Marina Imperiale giapponese.

Non finisce qui: sulla nave da poco abbandonata scoppia un incendio devastante le cui cause restano misteriose.

Le nostre ipotesi sono due. La prima: che il «Siam Maru» vada in fiamme per qualche manovra sbagliata dei pirati migiurtini durante l’opera di saccheggio, per esempio in seguito all’uso imprudente della fiamma ossidrica.

La seconda, più probabile, è che l’incendio sia stato voluto dallo stesso comandante del «Siam Maru»: un comportamento coerente con l’educazione e l’orgoglio di un ufficiale giapponese, una sorta di «harakiri» del «Siam Maru», che ha subito l’oltraggio disonorevole dell’incagliamento e che - temeva il comandante - ne avrebbe presto subito un altro da parte dei predoni.

 

 

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