AVEYRON, 21 agosto 1884

di Raffaele Laurenzi

 aveyron

Agosto 1884, un piroscafo francese lascia il Golfo del Tonchino, conteso alla Cina, per riportare in patria i legionari feriti o malati. È l’«Aveyron», varato nel 1866 dai cantieri di Cherbourg, in Normandia: un bel «trealberi» di 87 metri, 3878 tonnellate di stazza lorda, con vele quadre, fiocchi a prua e randa aurica a poppa per una superficie complessiva di 2000 metri quadrati. La caldaia, alla pressione di 2,5 atmosfere, alimenta una macchina a due cilindri capace di spingere la nave a 12 nodi.

Il 20 agosto l’«Aveyron» è in rotta di avvicinamento alla costa migiurtina: per accedere al golfo di Aden dovrà passare attraverso il canale compreso tra capo Guardafui a est e l’isola di Socotra a ovest. Le carte nautiche poco dettagliate e l'inesperienza di quelle acque ingannano il comandante Michelin, che stima una posizione e una rotta lontane da quelle reali. Il 21 agosto la chiglia dell’«Aveyron» si schianta sulle secche di capo Guardafui, a un tiro di schioppo dal relitto di un altro vapore francese, il «Mekong»: altra preda del «leone in agguato», altro regalo ai pirati.
La notizia del naufragio giunge presto a Parigi grazie al telegrafo, che attraverso un cavo sottomarino collega Londra con Gibilterra, Malta, Suez e Bombay.

Da Parigi, la notizia rimbalza il Italia. Il 25 agosto 1884 il «Corriere», dopo aver riferito delle missioni condotte dalle cannoniere francesi nella guerra contro la Cina, scrive: «Il trasporto “Aveyron”, reduce da Saigon, naufragò a Capo Guardafui: 226 ufficiali e soldati [soccorsi prontamente dal battello tedesco “Massalia”, n.d.r.] arrivarono ad Aden, 300 rimasero sul luogo del disastro.»

Il giorno seguente la nave inglese «Lord of the isle» prende a bordo i restanti naufraghi e trasferisce anche questi ad Aden.

L’«Aveyron» è abbandonata. Come un branco di piranha, i sambuchi migiurtini l’attaccano da ogni lato e in pochi giorni lo spolpano completamente. Per mesi, sui mercati del golfo di Aden si potranno acquistare pezze di cotone olona, posate, suppellettili, pentolame, coperte, lampade a petrolio predati dall’«Aveyron»; ma anche letti, armadi, tavoli, ottoni, rami, bussole, canapi...

Sulla costa di capo Guardafui opera il più fornito e famoso bazar del Corno d’Africa.

 

 

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